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Il centro
di Alcara Li Fusi, ubicato a circa 400 m.s.m., nel cuore
dei Nebrodi, è adagiato ai piedi di una suggestiva catena
rocciosa, dall'aspetto dolomitico e domina dall'alto
l'intera vallata del Rosmarino. Di particolare richiamo, a
1068 m. di altitudine, nel massiccio roccioso del Crasto,
è la "Grotta del Lauro" per il suggestivo spettacolo di
stalattiti e stalagmiti che si possono ammirare al suo
interno. Ai piedi del massiccio roccioso del Crasto è
ancora possibile trovarvi alcune interessanti specie di
uccelli quali: l'aquila Reale, il falco Pellegrino, il
corvo Imperiale che in questo luogo hanno trovato
l'ambiente idoneo per nidificare. Le origini di Alcara Li
Fusi si fanno risalire a circa il XII sec. a. C.. Si
narra, infatti, che dopo la distruzione di Troia un certo
Patrone, seguace di Enea, nativo della città di Turio e
perciò detto il Turiano, approdato sulla costa
settentrionale della Sicilia, nei pressi di Acquedolci, si
spinse all'interno e, trovato il luogo ideale, vi costruì
un castello detto Turiano, attorno a cui si costituì il
primo nucleo del borgo. Nell'anno 855 i Saraceni ccuparono
e distrussero la città del Crasto ubicata nel territorio
di Alcara e successivamente la città di Demena che sorgeva
nei pressi. I superstiti greci di Crasto e di Demena si
stabilirono a Turiano che dai Saraceni vanne chiamata
Akaret, parola greca che vuol dire fortezza. Compresa
nella valle Demona venne denominata Alcara Valdemone fino
al 1812 quando assumerà l'attuale nome di Alcara Li Fusi
perché molto fiorente era, a quel tempo, l'industria dei
fusi per filare la lana , la seta e il lino. Da circa
trent'anni la scomparsa della produzione locale di lana e
di lino ha determinato la conseguente scomparsa della
produzione dei fusi. Alcara conserva ancora intatto,
specie nel quartiere "Motta", primo nucleo abitato della
cittadina, il fascino dell'antico con i suoi
caratteristici vicoli medievali che ricordano i tipici
quartieri arabi. Del "Castello Turio" che domina il paese
rimangono alcuni ruderi tra cui una torretta quadrata di
ruta su una rupe rocciosa. Ai piedi dell'antico castello
si trova la caratteristica fontana "Abate" alimentata da
sette grandi getti d'acqua. Notevole è la Chiesa Madre con
le absidi ed il campanile del XVI sec., all'interno della
quale si trovano numerose tele del sei-settecento ed un
pregevole organo del XVII sec.. Splendido monumento di
architettura rinascimentale è la Chiesa del Rosario con un
elegante portico del XV secolo. Nei pressi del quartiere
Badia si trova la Chiesa di S. Pantaleone del XVI secolo
all'interno della quale si conservano un pregevole dipinto
del cinquecento di scuola antonelliana e un organo del XVI
secolo. Nella Cappella del Rogato, un tempo annessa ad un
monastero basiliano, è ancora possibile ammirare uno
splendido affresco murario bizantino che raffigura la
morte della Vergine. In un contesto paesaggistico di
particolare bellezza si trova, infine, l'antico eremo di
San Nicolò Politi, meta ogni anno di un devoto
pellegrinaggio. Ma Alcara Li Fusi, oltre che per le
bellezze naturalistiche del suo territorio e per il
notevole patrimonio artistico, è conosciuta per la
caratteristica festa del "Muzzuni" (brocca senza collo),
una celebrazione che rievoca elementi paganeggianti in
onore di Adone e Afrodite (dea della fertilità e
dell'amore) le cui origini risalgono al IV e V secolo a.
C. e che si è tramandata ininterrottamente fino ad oggi.
Le principali fonti di reddito provengono dall'agricoltura
(oliveti, vigneti, cereali) e dall'allevamento del
bestiame (bovini, ovini, equini, suini). Particolare
importanza riveste la tessitura artigianale di tappeti
locali che vengono realizzati con filo di cotone bianco e
pezzi di stoffa di colore diversi accuratamente ritagliati
a striscioline che prendono il nome di "pizzare". Un
artigianato tipico che, riscoperto da circa un ventennio
dalle donne alcaresi, costituisce un ulteriore prezioso
elemento di valorizzazione del territorio.
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