|
Piccolo
centro dei Nebrodi, Frazzanò sorge lungo la vallata del
torrente Fitalia, ai piedi di una collinetta detta "Timpa"
che domina una parte del paese. Si tramanda che alcuni
contadini si fossero rifugiati in questa zona sfuggendo
all'invasione dei Saraceni e che in queste terre
costruirono le prime rozze case di pietra a sud del paese,
nel quartiere "Canale" il primo, secondo la tradizione, ad
essere abitato. Il nome sembra avere origine dal termine
dialettale "frazza", la ghianda, cioè, degli alberi di
faggio che un tempo abbondavano nella zona. Uno dei primi
avvenimenti storici importanti di questo luogo, fu
certamente la nascita di un piccolo cenobio basiliano
destinato a diventare, in seguito, uno dei più grandi
centri del monachesimo orientale in Sicilia. Il monastero
sembra sia stato eretto da Calogero di Calcedonia nel 495.
Il complesso fu ampliato da Ruggero di Altavilla e vi
risiedette anche la consorte, la regina Adelasia. La
Chiesa conserva le tre absidi originali e presenta un
triburio ottagonale, un portale ad arco nell'interno,
frammenti di affreschi bizantineggianti. Interessante la
Chiesa dell'Annunziata che conserva la pregevole facciata
barocca con all'interno l'altare in legno scolpito da
Filadelfo Allò di Mirto. Sino alla fine del secolo scorso,
a Frazzanò, era fiorente la produzione e la
commercializzazione della seta che aveva luogo
specialmente in agosto, durante la festa del patrono in
occasione della fiera del bestiame che richiamava mercanti
da tutta la Sicilia. Oggi l'economia, prevalentemente
agricola (olivicultura, viticoltura, noccioleto), attinge
fonte di reddito anche dalla produzione e dalla
lavorazione dei marmi grazie alla presenza di numerose
cave di marmo nel territorio. Per la rilevante importanza
storico-artistica del Monastero di Fragalà, dichiarato
monumento nazionale, Frazzanò non può non diventare una
tappa obbligata in un itinerario turistico culturale dei
Nebrodi che peraltro dovrebbe rappresentare motivo di
grande rilancio economico per questo caratteristico
paesino montano.
Fonte: ©
Provincia di Messina Tutti i diritti riservati |