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Posto nel
cuore dei Nebrodi a circa 430 metri sul livello del mare,
Mirto, veniva denominato con privilegio di re Ruggero
datato 1134, Myirti o Myrtus. Il nome è probabilmente
connesso alla presenza dei mirteti di cui un tempo era
ricco il territorio. Della sua esistenza si ha notizia nel
secolo XIII durante il regno di Federico II che lo
concesse a Vitale di Aloisio.Feudo di varie famiglie
nobiliari nei diversi secoli venne acquistato dai
Filangeri, conti di S. Marco, che nel 1643 divennero
principi di Mirto. Fu in passato un centro fiorente per la
coltivazione del baco da seta e per la produzione di vino.
Fino a tutto il secolo XVIII vi fu un attivo artigianato
del legno come dimostrano alcune pregevoli opere ancora
esistenti (cori scolpiti in legno, cornici in legno dorato
del '600 e del '700). La Chiesa del Crocifisso ha un
pregevole portale tardo-medievale mentre all'interno della
Chiesa Madre si conserva uno splendido crocifisso ligneo
seicentesco attribuito a frà Umile da Petralia. Nella
Chiesa di S. Maria del Gesù si può ammirare una Madonna
con il Bambino scolpita da Giuseppe Gagini. Il reddito
attuale proviene quasi esclusivamen-te dall'agricoltura
(uliveti, vigneti, agrumeti), da una piccola industria per
la lavorazione del marmo e da una fabbrica di
abbigliamento. Anche se di rado, è ancora possibile
trovare qualche artigiano che realizza ceste e panieri
lavorando artigianalmente la canna. Mirto ha dato i
natanti al celebre botanico Francesco Cupani.
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