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PATTI
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Nel 1089 per la prima volta si legge il nome di Patti nel diploma col quale il conte Ruggero fondava il monastero di S. Bartolomeo a Lipari per riapparire di nuovo nel diploma del 1094 quando dallo stesso Ruggero veniva fondato il Monastero del SS. Salvatore a Patti. L'Abbazia fu elevata alla dignità di Vescovado dopo trent'anni dalla sua fondazione. Dal 1251 al 1312 fu agitata da lotte per l'emancipazione, finchè non ottenne il riconoscimento di città comunale, libera da qualsiasi giurisdizione feudale. Sotto gli Aragonesi il laicato pattese dovette sostenere continue lotte contro vescovi per mantenere la propria libertà. Il borgo sviluppatosi rapidamente, venne distrutto da Federico II d'Aragona per la sua fedeltà agli Angioini, ma risorse ben presto divenendo città regia. Patti ricostruita subì un nuovo violento attacco dai pirati di Ariadeno Barbarossa. Nel 1537 la cittadina, dietro pagamento di mille scudi, ottenne da Carlo V il titolo di "Città Magnanima". Nel 1636 Ascanio nsalone, ministro del real patrimonio, tolse a Patti i possedimenti di Montagnareale prima e Sorrentini dopo. Per il prezzo di 20.000 onze ebbe la stessa Patti col titolo di Principe. Ma il popolo pattese si armò e versando di suo la somma richiesta riscattò la sua libertà. Durante la spedizione dei Mille, Garibaldi giunse a Patti e in ricordo di questo avvenimento fu posta una lapide nella casa che lo ospitò. La città è stata inoltre per circa otto secoli una delle più ragguardevoli diocesi dell'isola e ancora oggi è sede vescovile. Il panorama di questo ridente centro della costa tirrenica è dominato dalla cattedrale di San. Bartolomeo, di origine normanna, dove, in un sarcofago rinascimentale sono custodite le spoglie della regina Adelasia, moglie di Ruggero I. In passato, fu un fiorente centro commerciale famoso per la produzione e l'esportazione di olio, baco da seta, agrumi, legname, vino e paste alimentari. L'industria della ceramica, per Patti rappresenta una delle più antiche tradizioni e venne introdotta probabilmente dagli Arabi. In particolare Patti Marina fu fin dal '700 un centro fiorente per la produzione di vasellame di terracotta che era talmente pregiata da far acrivere al Meli i famosi versi "divi essiri di Patti la pignata pi fari la minestra sapurita". La produzione di stoviglie di terracotta, esportate poi nel resto della Sicilia, in Africa e persino nel Continente, era favorita dal fatto che nella zona di Patti esistono giacimenti di argilla adatta a tale produzione. L'attività di queste fabbriche che occupava centinaia di "pignatari" ebbe un continuo sviluppo fino al 1940 quando, cominciò a decadere a causa della produzione di stoviglie di alluminio. Attualmente rimane qualche ceramista artigiano che in maniera privata continua a lavorare l'argilla producendo pregevoli oggetti in ceramica colorata. Alla fine del XIX secolo nel Comune esistevano: una filetteria di seta a vapore, un opificio meccanico, una fonderia metallurgica. Notevole era inltre il commercio marittimo.
Fonte: © Provincia di Messina Tutti i diritti riservati

 
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