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Piccolo
centro altocollinare dei Nebrodi, a circa 650 metri sul
livello del mare. Raccuia sorge, in posizione dominante la
valle del fiume Mastropotimo, che sfocia nel Mar Tirreno,
in località Ponte Naso. Le origini del borgo risalgono al
1091 quando il Gran Conte Ruggero lo fondò nei pressi
dell'Abbazia basiliana di S. Nicola del Fico edificata in
una vallata ricca di gelsi ed alberi da frutta. Compare
con la denominazione di Raccudia in un atto del 1271. Nel
1296 divenne feudo degli Orioles e, nel tempo, di alcune
nobili famiglie tra cui gli Aragona, i Valdina, i Rocca e
i Branciforti. L'abitato, con le sue piccole vie strette e
tortuose conserva ancora molto del suo aspetto antico e si
snoda tra la Chiesa Madre e, nella parte alta, i ruderi
del Castello di epoca normanna. Interessanti dal punto di
vista artistico la Chiesa del Carmine con le statue lignee
orientali ed altari in marmo policromo del '500 e la
rinascimentale Chiesa Madre all'interno della quale sono
custodite tre statue marmoree di scuola gaginesca, un
polittico del '500 ed un dipinto del '600 che raffigura la
Deposizione. Raccuia ha dato i natali al famoso scultore
Rinaldo Bonanno, nato nel 1545, allievo del carrarese
Andrea Calamech e autore delle due sculture raffiguranti
S. Sebastiano e S. Maria del Gesù conservate all'interno
della Chiesa Madre. Gran parte del territorio di Raccuia è
coltivato a noccioleto. Ancora oggi, infatti, la
principale fonte di reddito per questo piccolo centro dei
Nebrodi è costituita dall'agricoltura (ulivi, cereali,
frutta) e dall'allevamento di ovini e bovini che permette
la produzione di rinomati formaggi freschi. Buone
potenzialità di sviluppo, infine, avrebbe l'attività
agrituristica facilitata dalle bellezze paesaggistiche e
dalla possibilità di piacevoli escursioni nel territorio.
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