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Arroccato su
di un rilievo montuoso tra la fiumara del Niceto e quella
del Muto, nei Peloritani settentrionali, giace San Pier
Niceto, centro agricolo di antica fondazione. Al tempo dei
Saraceni il paese si chiamava San Pier Monforte
probabilmente perché feudo di Monforte di cui per anni
seguì le vicende. Tracce di questo periodo si conservano
in un vecchio quartiere del centro abitato dove esiste
ancora un arco, detto appunto "Arco dei Saraceni". Nel
1628 e per circa due secoli, San Pier Niceto appartenne,
come ducato, ai principi di Moncada del cui Palazzo
Baronale oggi esistono solo alcuni resti. Le vie a San
Pier Niceto si snodano strette e tortuose, tra filari di
case alte, in gran parte ristrutturate e degradanti verso
la vallata. Oggi San Pier Niceto è un comune autonomo che
vive in particolare delle risorse agricolo-pastorali
(frutta, cereali e allevamento di ovini e bovini) e in
misura minore di quelle industriali. Notevole, a San Pier
Niceto, è sia la produzione delle mele "lappede", molto
ricercate sui mercati isolani, che la produzione casearia
(formaggii e ricotta). Un tempo San Pier Niceto, oltre
all'industria casearia, sopravvissuta fino ad oggi,
possedeva fabbriche di calce, di cemento e di paste
alimentari. Oggi il centro, è sede di un'industria per la
produzione di materiale plastico, di un oleificio, di una
fabbrica per la lavorazione del marmo e di uno
stabilimento per la raffinazione del sale. Di notevole
interesse artistico è la Chiesa di San Francesco (sec.
XVII-XVIII).
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