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Centro
agricolo dei Peloritani situato sul versante roccioso di
un rilievo tra il torrente Savoca e la fiumara d'Agrò a
circa 3 km. dalla costa ionica. Savoca è una
italianizzazione del termine dialettale "Sauca" che deriva
dal latino medievale "Sabucu", cioè pianta del sambuco il
cui ramoscello è effigiato nel marmoreo stemma della
città. La sua fondazione risale probabilmente a circa la
metà del secolo XII, durante l'epoca normanna, con
l'unione dei vari casali e masserie situati presso un
castello citato col nome di Pentefur. La prima menzione
del borgo risale comunque al 1415 quando era già in
possesso degli arcivescovi di Messina che nel 1480
riedificarono e restaurarono il castello. Dal 1928 al 1948
il comune fu soppresso e aggregato a quello di S.Teresa di
Riva. Savoca fu nel medioevo il principale centro sul
versante ionico fra Messina e Taormina. La sua fortuna si
basava fino al XIII sec. sull'industria serica e sulla
lavorazione della lana. Vi sorgevano numerosi opifici e
filande e ancora oggi, nei numerosi ruderi, si scorgono
qua e là resti di antichi telai che servivano per la
tessitura. Notevole fu la coltivazione dei gelsi e di
bachi da seta. Di alta qualità e molto vari nei gusti e
nella gradazione furono anche i vini della campagna
savocese che venivano anche esportati. Nel periodo
1820-1830 nel comune di Savoca, che comprendeva anche
l'odierno territorio di S. Teresa di Riva e Furci Siculo,
si esercitavano ben 25 mestieri tra i quali: tintore,
murifabbro, mulattiere, mugnaio, ferraio, calzolaio,
bracciale, bottaio, aromatorio. Nello stesso periodo
esistevano anche professioni femminili quali bracciale,
filandaia, lavatrice e tessitrice. Allo stato attuale non
esiste nel territorio di Savoca né piccola né grande
industria ma soltanto forme di lavorazione artigianale
come restauro di mobili e quadri antichi, lavorazione
artigianale del marmo, costruzione di barche ed altri
oggetti in legno. Molti vecchi savocesi, inoltre,
costruiscono ancora, secondo un'arte antichissima che
tende ormai a scomparire, cesti, panieri, canestri ed
altri prodotti simili incrociando canne opportunamente
tagliate e sagomate con verghe d'ulivo o di castagno.
Fonte di reddito è anche l'agricoltura e l'allevamento di
ovini.
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